Perché la mostra su moda e religione cattolica al Met Museum di New York sarà un successo

L’indirizzo scelto per presentarla al mondo sostiene già la tesi che la mostra di “Heavenly Bodies”, la prossima organizzata del Costume Institute del Metropolitan Museum di New York, sarà una delle più apprezzate e seguite della lunga serie di eventi che l’istituto, fondato nel 1937 e dal 2014 dedicato, come monumento vivente, ad Anna Wintour, abbia mai proposto ai suoi appassionati.

La stessa Anna Wintour, insieme a Donatella Versace, che ha sponsorizzato la mostra, il direttore creativo di Valentino Pierpaolo Piccioli, in rappresentanza della città e della sua lunga storia di couture, erano in prima fila ad ascoltare gli interventi nella magnifica Galleria Colonna, sotto le volte affrescate e circondati da quadri di Pinturicchio, Carracci, Guido Reni, Tintoretto, Salvator Rosa, Bronzino, Guercino, Veronese.

Aperta dal prossimo 10 maggio – e introdotta dallo sfavillante Met Gala del 7 – la mostra ha come titolo “Fashion and the Catholic Imagination” e racconterà il legame fra moda e religione cattolica, fra lusso e sacralità, con un dialogo serrato fra oggetti di arte ecclesiastica e creazioni couture. Roma, ovviamente, di questo rapporto è la capitale: il Vaticano, le sue centinaia di chiese, il Barocco, le statue di angeli, Madonne e santi a ogni angolo di strada. Il suo passato da centro focale della moda, ormai indebolito, ma dal potente ricordo.

Lo stesso palazzo Colonna era un tempo sede papale, casa di Oddone Colonna, poi papa Martino V, dal 1420 al 1431. Vi riecheggia la voce di Anita Ekberg in abito talare nella Dolce Vita di Fellini ( l’abito “pretino” delle Sorelle Fontana, che per realizzarlo chiesero il permesso al Vaticano).
La mostra, si diceva, sarà un successo. Innanzitutto, per la sua spettacolarità culturale: mai come in questa “corpi celesti” la storia politica, economica, sociale e del costume è stata concentrata e raccontata. La stessa mostra dedicata al Vaticano, “The Vatican Collections: The Papacy and Art”, del 1983, è tuttora la terza più visitata di sempre del Met. E se consideriamo che la settima e la quinta più viste sono state organizzata dal Costume Institute – “Manus x Machina” del 2016 e “China: Through the Looking Glass” nel 2015 – ecco un altro sostegno alla teoria del successo.

Poi, sarà una mostra estesa ben al di là delle mura del Costume Institute: interesserà infatti 25 gallerie, cifra che la rende la più grande mai organizzata dal Met. Una sezione sarà allestita ai Cloisters, sede situata nel Fort Tyron Park sul fiume Hudson, zona nord di Manhattan, che raccoglie opere provenienti da cinque chiostri medievali europei. “L’idea è di evocare l’esperienza di un pellegrinaggio”, ha detto il capo curatore dell’Institute, Andrew Bolton.

Infine, sarà un successo perché, soprattutto negli Stati Uniti di puritano Dna, la religione che si trasforma in moda, con cantanti e artisti vari che la laicizzano, è sempre attraente. Madonna con Like a Virgin, Marilyn Manson con la sua versione di Personal Jesus, Beyoncé come una madonna rinascimentale incinta dei suoi due gemelli, Lady Gaga come “Mother Monster”, il logo di Bon Jovi con il cuore trafitto.

Cit. Chiara Beghelli, Il Sole 24 ore, 27 febbraio 2018

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