Il Jazz Club di Harlem dove ancora vive lo spirito di Billie Holiday: Il Minton’s Playhouse, luogo di nascita del bebop, ancora regna sulla 118esima strada.

In questa serie per T, l’autrice Reggie Nadelson rivisita i luoghi di New York che hanno definito la moda per decenni, da rinomati ristoranti a bar sconosciuti.

Ordinando al Minton’s Playhouse, il Jazz Club di Harlem, il nostro cameriere francese Karl Smith, ci dice che quando è arrivato a New York era determinato “a fare qualcosa di molto Americano.” Per un uomo francese niente era più americano della musica jazz e di Harlem, ci dice, mentre sorridendo guarda sul palco gli artisti che si stanno esibendo. Poi si allontana per prendere i nostri drink.

Il Minton’s! Sarò anche arrivata con la metropolitana ma mi sembra di aver preso la macchina del tempo. È un nome incredibilmente leggendario. Aperto dal sassofonista Henry Minton nel 1938, come parte del Cecil Hotel (ora il suo ristorante gemello) sulla 118esima strada, è il luogo di nascita del bebop (chiamato anche jazz moderno) che ha rivoluzionato la scena musicale.

Agli inizi degli anni ’40 un gruppo di giovani ragazzi, Thelenious Monk, Charlie Christian, Dizzy Gillespie ed in particolare Charlie Parker, hanno inventato un nuovo tipo di musica. Dissonante, 

Dizzy Gillespie ed in particolare Charlie Parker, hanno inventato un nuovo tipo di musica. Dissonante, complessa, impossibile da suonare, il bebop era seduttivo e fantastico in modo intelligente, era alla moda.

L’America entrò in conflitto nella Seconda Guerra Mondiale; i musicisti venivano arruolati, le band decimate; in un paese dall’umore tetro, la musica swing e le sale da ballo di Harlem, famose per il loro selvaggio Lindy Hop (ballo swing afroamericano nato ad Harlem) erano diventate fuori moda. Il bebop, questo nuovo genere di jazz moderno, era perfetto per piccoli locali come il Minton’s, dove nessuno ballava ed i clienti potevano prestare particolare attenzione alla musica, come avrebbero fatto con Bach. Il bebop era interamente basato sulle esibizioni dal vivo e le improvvisazioni, non sapevi mai chi si sarebbe presentato al Minton’s; i musicisti come Charles Mingus, Coleman Hawkins, Louis Armstrong, Ella Fitzgerald, Lester Young, erano le celebrità.

Quando sono arrivata questa domenica mattina, mi è quasi sembrato di vedere Monk, che era il pianista stabilmente residente nel club, vestito con un abito estremamente grande, gessato e con un audace cappello.

Fuori, vicino l’entrata, c’è l’iconica insegna rosa al neon. Dentro c’è una stretta stanza con di fronte un bar, dove vengono shakerati i primi cocktail per i clienti. I muri del locale sono pitturati con un arancione bruciato, ci sono file di sedie in morbido velluto e panche di un oro giallastro, i tavoli sono drappeggiati con lino bianco e sottili illuminazioni dorate riempiono lo spazio. Non ci sono finestre, ma non c’è bisogno di una bella vista per ascoltare buona musica.

Alcune coppie ed alcune famiglie, sono entrate. Il nostro cameriere ci porta i drink, incluso un “Monk’s Dream” per me. Mi domando se non sia il caso di ordinare anche un aperitivo “Kind of Blue”, 

 

 

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