La nuova mostra “Play it Loud” al Met Museum celebra gli strumenti musicali che hanno identificato il Rock and Roll.

A cura  Julia Kastner

Questa primavera è stata inaugurata tra i busti greci e romani del Metropolitan Museum un’esibizione dedicata al movimento musicale che stravolse il mondo.“Play it Loud” è la prima mostra che si concentra esclusivamente sugli strumenti musicali della scena del rock and roll. Ha aperto al pubblico l’8 aprile e presenta un’incredibile collezione di strumenti iconici, che hanno definito lo sviluppo di uno dei generi musicali più amati del ventesimo secolo. Spaziando nel tempo, dalla Gibson di Chuck Berry che segna la nascita del rock and roll, al pianoforte personalizzato di Lady Gaga, la mostra celebra la storia e il potere di questo genere musicale, all’interno delle sacre mura di una delle più grandi collezioni d’arte del mondo.

Non è stato un compito facile realizzare una mostra sul rock and roll al Metropolitan Museum of Art. Il primo aprile, all’anteprima stampa, il direttore Max Hollein rifletteva sostenendo che: “Proporre una mostra su Rembrandt, Michelangelo o la scultura greca è facile, ma proporne una sugli strumenti musicali del rock and roll è più complicato.” In effetti, una volta approvata la mostra, chiedere ai musicisti più famosi del mondo di cedere i loro amati strumenti è stato altrettanto impegnativo. Lo scopo e la missione dell’esposizione, tuttavia, ha fatto cambiare idea a molte rockstar. Jimmy Page ha esposto i suoi dubbi nel corso dell’anteprima stampa, ma ha poi ricordato: “Hanno preparato il progetto della mostra e mi hanno spiegato che le persone camminando tra le statue greche e romane avrebbero visto la chitarra di Chuck Berry. Allora ho detto: Okay, cosa vi serve?

Sono presenti pezzi come la “Blackie” di Eric Clapton, la “Frankestrat” di Van Halen (così chiamata a causa della moltitudine di pezzi che ha preso da altre chitarre elettriche) e una chitarra autografata da George Harrison. La mostra include anche strumenti resi famosi da specifiche performance o canzoni, come la famosa chitarra a doppio manico di Don Felder, usata per suonare l’assolo di  Hotel California, la chitarra degli Aerosmith utilizzata per registrare Walk This Way e la chitarra “The Joker” di Steve Miller.

Sono presenti alcuni dei più famosi strumenti andati distrutti del rock and roll, come la chitarra bruciata da Jimi Hendrix con un fuoco sacrificale al Monterey Pop Festival e la Gibson distrutta da Peter Townshend, conservata ora nel plexiglas. Anche strumenti non necessariamente considerati rock sono stati inclusi nell’esposizione, come un violino dei Rolling Stones ed il sitar usato da Ravi Shankar nelle sue esibizioni in occidente, show che hanno influenzato molto gli artisti occidentali, da John Coltrane ai Beatles. 

La mostra è ragguardevole non solo per gli strumenti che sono stati ceduti, ma anche per la varietà e la struttura dell’installazione. Il percorso ha inizio con strumenti che hanno aperto la strada al rock, come la Telecaster di Muddy Waters, la prima Fender Stratocaster ed i modelli della Gibson. Le chitarre che a suo tempo hanno rappresentato gli artisti che le hanno suonate, ora stupiscono il pubblico della mostra.

I mezzi attraverso i quali viene narrata la storia di questo movimento musicale sono molteplici. Brani classici del rock risuonano attraverso tutto lo spazio espositivo, molti suonati utilizzando gli strumenti che sono esposti proprio in quella sala. Gli artisti stessi spiegano il significato dei loro strumenti esposti, attraverso degli schermi sopra le vetrine. Verso la fine della mostra si trova una stanza con un proiettore e dei posti a sedere, dove sono mostrate delle performance dal vivo di Joan Jett, Van Halen ed Eric Clapton. Camminando nella stanza successiva si trova la stessa chitarra usata da Clapton nel video del concerto appena visto, separata solo da un sottile strato di vetro.

La mostra termina in uno spazio colmo di arte greco-romana, creando un fantastico contrasto tra il rock del XX secolo e l’arte antica. Ed è proprio in questa stanza che Jimmy Page, Steve Miller, Tina Weymouth e Don Felder hanno parlato alla stampa della mostra, descrivendo le loro reazioni emotive alla sua apertura. In particolare Don Felder ha parlato con malinconia di come è arrivato per la prima volta a New York nel 1968, con solo una borsa ed una chitarra in mano e di come il secondo giorno della sua permanenza andò a visitare il Metropolitan Museum of Art.

Secondo il presidente della Rock and Roll Hall of Fame Greg Harris, vedere gli strumenti di un movimento musicale identificato come alternativo e ribelle, onorati in una “cattedrale dell’arte” è stato emozionante per tutti i musicisti presenti. L’anteprima stampa si è conclusa con Don Felder che brandiva la sua famosa chitarra a doppio manico per un’esibizione indimenticabile dell’indimenticabile assolo di Hotel California, tra due busti in marmo dell’arte antica. La sua esibizione non ha rappresentato soltanto un meraviglioso contrasto tra forme artistiche, ma anche l’impegno del MET nel sottolineare quanto sia vasta la gamma delle arti che hanno trasformato il mondo. 

Play it Loud” ha aperto l’8 aprile e durerà fino al primo di ottobre al Met nella Fifth Avenue.



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