About Frank de Falco

Le UNICA guida Newyorkese DOC gita a piedi private e semi-private in lingua italiana degne delle maestà e bellezza unica di New York. Gite a piedi in italiano più lunghe – 8 ore a passo e esigenze specifici degli ospiti – e comprensivi quindi offrendo il massimo rapporto prezzo/qualità.

I 10 migliori piatti del Chelsea Market

A cura di

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Il Chelsea Market, alla sua apertura circa 22 anni fa, mirava a fornire magazzini e impianti di produzione per piccole imprese del settore alimentare, molte delle quali avrebbero aperto punti vendita rivolti a cuochi professionisti e non. Per quelli che come noi si dilettavano in cucina era il paradiso.

Vagando tra i corridoi quasi vuoti della vecchia fabbrica Nabisco (dove sono stati inventati i biscotti Oreo) ci si poteva imbattere in una macelleria, in un caseificio del nord dello stato di New York, in un negozio di utensili da cucina, in uno che vende prodotti italiani, in un banco di frutta e verdura, un alimentari thailandese, o una panetteria dove vengono sfornate le pagnotte a vista. Se stavi pensando di organizzare una cena il Chelsea Market era la tua destinazione!

Ma il Chelsea Market cambiò gradualmente, diventando una destinazione turistica che attira più i curiosi che i veri cuochi. Le attività storiche scomparvero per dare il posto a banchi che vendevano cibo pronto. Ben presto aprirono sempre più aree ristoro, mentre continuarono a scomparire le vecchie attività. Oggi, la vecchia fabbrica Nabisco è un vero e proprio punto ristorazione, che offre circa 40 diverse opzioni gastronomiche. Coloro che un tempo frequentavano il mercato per il pesce fresco o per una bottiglia di aceto balsamico, ora sono spesso spaventati dalle orde scalpitanti di turisti.

Il numero dei visitatori durante il giorno, e la vasta scelta gastronomica, fanno sì che non ci siano mai abbastanza posti a sedere, anche se alcuni banchi hanno dei posti riservati. Preparatevi a fare la fila per il vostro cibo e a mangiare in piedi; se volete evitare questi problemi arrivate prima delle 11 di mattina o intorno alle 4 di pomeriggio nei giorni feriali o dopo le 6 nel fine settimana.

In alternativa potete cercare tavoli e sedie al piano di sotto, nel seminterrato aperto di recente, il Chelsea Local. Lì troverai molti dei venditori storici che si trovavano al piano superiore, come il mercato ortofrutticolo originale e l’eccellente Buon Italia, che vende prodotti alimentari italiani, panini e snack freschi. Al piano di sotto ci sono anche i bagni pubblici ampliati di recente, che sono magnifici in confronto alle strutture originali.

La vasta scelta di punti di ristoro, ed il loro altissimo livello, rendono il Chelsea Market il migliore angolo gastronomico di Manhattan. Questa è la guida aggiornata di Eater, contenente le 10 migliori cose da mangiare, selezionate dopo anni di frequentazione.

I 10 migliori piatti del Chelsea Market

L’adobada taco di Los Tacos No.1

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Questa bancarella sgangherata sembra arrivare direttamente da una spiaggia di San Diego, ed è più o meno questo che rappresenta il suo menù. Basta dare uno sguardo alla carne di maiale allo spiedo gocciolante, sormontata da un ananas, per capire che cosa ordinare. Qui lo chiamano al pastor (lett. “al pastore – dallo spagnolo) Questo è uno dei tacos più buoni della città insieme alle eccellenti tortillas fatte in casa ($3.75)

La zuppa di agnello al cumino piccante da Very Fresh Noodles

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Rimanendo nello stile di Xi’an Famous Foods (una famosa catena di ristoranti cinesi a NY) ma con l’aggiunta di alcuni elementi originali, questo stand di noodle fatti a mano prepara dei piatti ottimi. Hanno una larghezza ed uno spessore non uniforme, dato che sono tirati a mano. La zuppa è piccantissima e saporita, con una bella spolverata di pepe di Sichuan. Il banco, un tempo più ridotto, oggi ha una location più evidente e ampia, verso l’ingresso della Ninth Street. ($12.86)

L’hot dog di Dickson’s Farmstand Meats

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Questa macelleria ha aggiunto gradualmente cibi pronti al suo menù, spostando la maggior parte della carne cruda al piano di sotto, in uno spazio separato. Polli su girarrosto, sandwich, e verdure grigliate sono disponibili al piano di sopra, ma la cosa più allettante sono di sicuro gli hot dog gourmet, molto grandi e saporiti. Le cipolle crude sono gratuite insieme alle mostarde e ad altri condimenti. Il chili è disponibile ad un costo aggiuntivo. ($5.50)

Il chocolate fudge milkshake di Creamline

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Creamline un tempo era il caseificio del mercato, vendeva i prodotti della Ronnybrook Farms, e presentava numerosi frigoriferi refrigerati di latte ad altri prodotti caseari. Gradualmente questi frigoriferi diminuirono fino a divenire uno solo mentre formaggi atipici come il quark sparirono del tutto. Oggi serve hamburger locali con alcuni posti a sedere. Gli hamburger e le patatine fritte sono buoni, ma i milkshake al cioccolato sono spettacolari, un modo perfetto per consumare le calorie di un intero pasto. ($6.95)

Un’intera aragosta al Lobster Place

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Nonostante il suo nome, Lobster Place è uno dei banchi di pesce migliori della città, offre di tutto, dal pesce d’oceano pescato a canna ai ricci di mare (con tanto di spine.) Non tanto tempo fa hanno aperto anche dei banchi di sushi e di cibo pronto, cosa che ha reso il posto terribilmente labirintico. Le aragoste intere sono il piatto più popolare; offerte nella parte più interna del negozio in tanti formati diversi sono cotte al vapore e presentate con il burro fuso. (da circa mezzo chilogrammo fino a oltre 1.5 kg, prezzo da $30.95 a $86.95)

Il panino Sinatra della Cappone’s Salumeria

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Questo banco di panini siciliani si trovava inizialmente al Gansevoort Market. Si è poi trasferito in una posizione più luminosa al Chelsea Market, accanto ad alcuni dei tavoli posti davanti alla finestra che dà sulla quindicesima strada, con tanto di ingresso laterale segreto sulla via, che ti permette di uscire più rapidamente dopo che hai finito il tuo panino. Disponibile con diversi tipi di pane, il Sinatra è un panino gigante farcito con tonno italiano, caponata di melanzane e fontina. Assaggialo con la focaccia; un panino basta per due persone. ($12.50)

La crostata di ciliegie di Sarabeth’s

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Sarabeth’s è diventato una presenza costante in tutta la città contando oramai cinque sedi tra le quali l’originale dell’Upper East Side, ma questa piccola pasticceria, con alcuni posti a sedere ad un tavolo comune e con la panetteria a vista, è la più importante. Non puoi sbagliare ordinando la torta del giorno, che in questo caso è la crostata di ciliegie, con sopra lo zucchero semolato ad aggiungere croccantezza. Le ciliegie sono deliziosamente aspre. ($4.40)

I crostini di Corkbuzz.

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A metà strada tra gli ingressi principali del mercato, Corkbuzz offre una piccola oasi di comodità, con sgabelli imbottiti lungo il bar, ed una sala da pranzo sul retro, che sembra molto lontana dalla confusione appena fuori la porta. Una discreta selezione di vini al bicchiere da tutto il mondo viene servita con salumi, formaggi, assaggi e piatti completi come panini e piatti vegetariani. Questi tre crostini sono annoverati tra gli snack (da destra a sinistra): formaggio di capra e miele, pesto di purea di melanzane, e ricotta con fichi all’aceto balsamico. Una piacevole scelta. ($11)

“Jerk Chicken” di Tings

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Tings, uno dei nuovi stand del Chelsea Market, serve piatti giamaicani rivisitati come quelli che puoi trovare da Flatbush. Il pollo jerk (modalità di cottura tipica della Giamaica) è ricoperto con le spezie tradizionali come il pimento (un pepe tipico giamaicano.) Una porzione di pollo viene servita con abbondante riso e piselli ed un gustoso mango tritato. La salsa piccante è veramente piccante. Anche i contorni sono eccellenti, specialmente le verdure in umido con cipolle e peperoni dolci. Sono disponibili anche la coda di bue, il salmone jerk e le polpettine di carne. ($12)

Il lavan di Miznon

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La pita di Miznon, una catena israeliana situata nel Chelsea Market non da tanto tempo, è spessa e morbida. Una volta aperta viene utilizzata per realizzare succulenti panini, riempiti a piacere con il rombo, con bistecca e uova, con i falafel, la ratatouille o, quella che è la nostra variante preferita chiamata Lavan, con il cavolfiore e il tahini. Una porzione è un pasto completo, ma puoi prenderne due se sei particolarmente affamato. Puoi accompagnare il tuo panino con le “run over potato” patate aromatizzate con aglio, scalogno e panna acida e poi schiacciate sul piatto. Ordina al banco, prendi il numeretto e siediti sui gradini o al tavolo per aspettare la tua ordinazione. Sono disponibili vino e birra ($9)

Nota: questa è una versione aggiornata di una guida pubblicata nel 2016

In occasione del 150° compleanno di Frank Lloyd Wright, ecco uno sguardo al suo più famoso palazzo di New York.

A cura di Amy Plitt 

Nel 1943 venne commissionato a Frank Lloyd Wright un compito che lo avrebbe portato a realizzare uno dei suoi più famosi lavori: il Solomon R. Guggenheim Museum, che ad oggi rimane l’unico edificio pubblico di Wright situato all’interno dei cinque quartieri. Sebbene il critico di architettura Paul Goldberger l’abbia definito una volta “l’edificio assolutamente sbagliato nel posto sbagliato” una cosa è certa: il Guggenheim fu, al suo debutto nel 1959, una rivelazione che stravolse l’idea di museo sotto molti punti di vista, e ancora oggi non è paragonabile a nessun altro edificio.

Il filantropo Solomon R. Guggenheim e l’artista e sua consulente artistica Hilla Rebay (che divenne anche la prima direttrice del museo) scelsero l’architetto in base alla sua reputazione; Wright era alla fine della sua carriera ed aveva già realizzato edifici storici come lo Unity Temple e il Bear Run all’Oak Park ed il Fallingwater in Pennsylvania. C’era solo una clausola da parte dei cofondatori: “l’edificio doveva essere diverso da qualsiasi altro museo nel mondo.”

Frank Lloyd Wright sulla balconata del Museo Guggenheim durante la costruzione nel 1959.

 William H. Short/Courtesy Solomon R. Guggenheim Museum Archives.

I sedici anni trascorsi, da quando Wright ottenne l’incarico a quando l’edificio venne aperto, furono burrascosi. Successe di tutto, a cominciare dall’incomprensibile codice edilizio di New York e, non ultima, la morte di Guggenheim, a mettere i bastoni tra le ruote. Wright stesso morì nell’Aprile del 1959, sei mesi prima che il museo aprisse al pubblico.

Dunque come ha potuto il museo arrivare ad esistere?  È una lunga storia, troppo lunga per essere trattata per esteso (ma sono stati scritti libri interi sull’argomento). È anche una storia che Wright avrebbe preferito non avesse luogo a New York. A lui non importava molto della città. In una lettera del 1949 al suo amico e collaboratore Arthur Holden, scrisse “Riesco a pensare a tantissimi posti migliori dove costruire il suo grande museo, ma dovremo farlo a New York.”

 

Ma come lo stesso Guggenheim farà notare, l’ubicazione definitiva del museo sulla Fifth Avenue tra l’88esima e la 89esima strada, fu una fortuna per Wright grazie al vicinissimo Central Park.

La vicinanza con Central Park è stata fondamentale; il parco offre sollievo dal rumore e dal traffico della città. La natura non solo ha fornito al museo una pausa dalle distrazioni di New York ma ha anche offerto ispirazione. Il Guggenheim Museum è l’incarnazione dei tentativi di Wright di incorporare le forme organiche con l’architettura.

L’ossessione di Wright per la natura e le sue forme organiche è evidente in tanti dei suoi lavori più famosi come Fallingwater, chiamato così per il fatto di essere situato in cima ad una cascata (con l’acqua che cade che diviene caratteristica della casa esattamente quanto lo è la roccia arenaria di Pottsville, usata per costruire l’edificio).

Anche se il Guggenheim non è l’esempio più calzante, dato che non si può vedere Central Park dall’interno, è stato comunque ideato in modo analogo. La luce inonda lo spazio da un grande lucernario arroccato in cima; il design circolare, invece, è stato ispirato più dalla natura che dalle tipiche forme degli edifici (una volta Wright disse che il progetto finito avrebbe fatto sembrare il Metropolitan Museum of Art, situato a sette isolati a sud, un “granaio protestante”) 

Uno schizzo del mai realizzato Gordon Strong Automobile Objective nel Maryland .

The Frank Lloyd Wright Foundation Archives (The Museum of Modern Art | Avery Architectural & Fine Arts Library, Columbia University, New York)

L’architetto, per questo progetto, prese perfino spunto da un suo precedente lavoro. Il Gordon Strong Automobile Objective era un’attrazione turistica che Wright progettò, senza alcuna commissione, negli anni ’20 ed il suo aspetto era straordinariamente simile a quello del Guggenheim: i visitatori venivano condotti verso la cima della montagna Sugarloaf nel Maryland, seguendo poi un sentiero a spirale per ritornare giù. A prima vista non sembrerebbe un’attrazione turistica ma Wright finì col copiare il progetto e ribaltarlo per realizzare il museo.

Alcuni dicono che il Guggenheim abbia la forma di un guscio di conchiglia a spirale; altri dicono che è più simile ad un nastro di cemento o ad una ziggurat ribaltata. Ma, a prescindere da come la si voglia chiamare, l’aspetto finale, risultato di diverse modifiche e più di 200 schizzi, è un qualcosa di unico a Manhattan. Ciò spiegherebbe perché, come dice lo studioso di Wright, William Allin Storrer nel suo libro The Architecture of Frank Lloyd Wright, “Il superamento delle limitazioni del codice edilizio di New York richiese più tempo rispetto alla progettazione e alla costruzione”

Qui è come ne parla la commissione per la tutela dei beni culturali nel rapporto sul museo del 1990 :

A causa del singolare aspetto del progetto, quando arrivò per la prima volta alle autorità municipali nel 1952, ricevette contestazioni a 32 regolamenti edilizi. Quando il numero delle contestazioni scese a circa quindici, i progetti vennero inoltrati al Board of Standards and Appeals (di seguito indicato come BSA) per le variazioni necessarie. Dopo un lungo periodo di revisioni al progetto la BSA approvò il lavoro e nel 1956 il dipartimento per gli alloggi e gli edifici emise un permesso.

Quattro anni dalla presentazione iniziale del progetto all’approvazione sembrano tanti vero? E questo era solo il culmine dei problemi finanziari che il piano aveva già affrontato, sommato al fatto che dopo la morte di Solomon R. Guggenheim la nuova direzione del museo non era molto entusiasta del progetto di Wright. Alla fine però tutto si sistemò per il meglio e la costruzione ebbe inizio nel 1956.

Ma anche se la città diede la sua approvazione al Guggenheim, le persone che in teoria avrebbero dovuto essere le più coinvolte dall’edificio, ovvero gli artisti, si mobilitarono contro di esso. Nel 1956 ventuno artisti inclusi Franz Kline, e Willem de Kooning inviarono una lettera alla Fondazione Guggenheim evidenziando i loro problemi con il progetto di Wright, notando che la forma a spirale non era “adatta per una comprensibile esposizione di pittura e scultura.” (erano anche irritati dal fatto che l’edificio potesse sopraffare l’arte al suo interno. E non avevano tutti i torti!)

Wright rispose alla sua maniera: stando ad un articolo del New York Times del 1959:

“Comprendo abbastanza bene il demonio del vizio che affligge le vostre menti per capire che voi tutti conoscete troppo poco la natura della madre di tutte le arti: l’architettura”.

La costruzione continuò negli anni successivi con Wright che visse in una suite del Plaza Hotel per cinque anni consecutivi, durante i lavori. Ma Wright, purtroppo, non vide mai il progetto ultimato. Nel 1959 morì, all’età di 89 anni, dopo aver subito un intervento chirurgico a Phoenix, in Arizona.

Il Guggenheim nell’ottobre del 1959, il giorno prima dell’apertura al pubblico.

Harry Harris/Associated Press

Il Guggenheim avrebbe aperto sei mesi dopo con consensi e rancori. Il presidente dell’epoca Dwight D. Eisenhower lo definì “un simbolo della nostra libera società che accoglie nuove forme di espressione dello spirito creativo umano”, invece il critico Lewis Mumford, un amico di Wright, lo definì “Un fallimento monumentale per Wright e di cattivo gusto” in una recensione del 1959 sul New Yorker.

Eppure nonostante queste sfide, e le polemiche iniziali che hanno riguardato la struttura, il Guggenheim è diventato uno dei musei più popolari della città di New York, che attira più di un milione di visitatori ogni anno. Quasi certamente la maggior parte delle persone stanno lì più per l’edificio che per l’arte al suo interno, che è senza dubbio quello che avrebbe voluto Wright.

Vuoi sapere di più su Frank Lloyd Wright? Dai uno sguardo a Frank Lloyd Wright Week una celebrazione del 150esimo anniversario dell’architetto pionieristico su Curbed Chicago e Curbed.com.

Una nuova destinazione per il cibo cinese a New York: non è Flushing ma Forest Hills.

A cura di By Max Falkowitz, The New York Times

Un angolo del Queens conosciuto da tutti per la gastronomia e le pizzerie ha introdotto una “massa critica” di nuovi ristoranti cinesi.

Il censimento del 1990 registrò che poco più di 1500 residenti di Forest Hills erano cinesi. Nel 2000 questo numero era cresciuto a più di 7000 e nel 2016 a più di 11000, con un quarto dei residenti che riportavano degli antenati asiatici, secondo le stime più recenti.

Nel ristorante Bund, a Forest Hills nel Queens, lo chef Yan Jun è specializzato in versioni moderne e classiche di piatti di Shanghai e Sichuan, tra cui il maiale fritto e glutine di grano brasato con funghi, anatra alla pechinese, pesce fritto affumicato, “dumplings” saltati in padella, torta di riso con maiale e verdure. An Rong Xu per il The New York Times

Xueling Zhang arriva in cucina alle 7 del mattino per preparare i “dumplings” al vapore ripieni del giorno (foto sopra). In una giornata proficua il suo ristorante, Memories of Shanghai arriva fino a cinquanta ordinazioni di xiao long bao, ognuno trasformato in un ipnotico broccato dalle mani del Signor Zhang.

Poi si sposta su altri piatti dim sum (un tipo di cucina della Cina meridionale, che comprende una vasta gamma di piatti leggeri) sempre preparati sotto la sua supervisione: “dumplings” con tenero macinato di pollo, cipolle e polvere di curry, rotoli di pancakes di cipolline con ciuffi di manzo brasato, tortine dolci fatte a mano con sesamo chiamate shaobing, ricavate da un sottile impasto spennellato con olio e lardo, e infine ripiegato creando delle tasche calde croccanti ad ogni morso.

Xueling Zhang ha cucinato alcuni dei “dumplings” al vapore migliori di New York da Joe’s Shanghai e da Nan Xiang Xiao Long Bao. Ora, al Memories of Shanghai, ha una sua cucina. An Rong Xu per il The New York Times

Gli appassionati di “dumplings” di New York riconosceranno gli xiao long bao del Signor Zhang. Ricordano la versione vagamente dolce e squisita che fece diventare Joe’s Shanghai e Nan Xiang Xiao Long Bao i migliori ristoranti di “dumplings” al vapore. Xueling Zhang, 63 anni, ha cucinato ravioli in entrambi i locali ed in numerose altre cucine, da quando è arrivato negli Stati Uniti nel 2002. Questo settembre, lui e la sua famiglia hanno aperto un loro ristorante, un piccolo bancone con l’ingresso su un vicolo tra un parcheggio e una stazione di polizia.

Ma Memories of Shanghai non si trova in una zona nota per la ristorazione cinese come Flushing nel Queens o Sunset Park a Brooklyn. La famiglia Zhang è parte di un piccolo gruppo di pionieri che stanno costruendo una Chinatown completamente nuova, in un territorio inaspettato: Forest Hills nel Queens.

Da Memories of Shanghai, gli xiao long bao di maiale, dal gusto vagamente dolce, hanno un impasto morbido che viene poi arrotolato con la possibilità di aggiungere la polpa di granchio. An Rong Xu per il The New York Times

Ad Austin Street andando oltre i negozi, si può avvertire il rumore, per alcuni familiare, dell’impasto dei lamian (un tipo di noodle cinese) che risuona sul bancone di Xin Taste Hand Pulled Noodle. In fondo all’isolato, un caffè chiamato Pink Forest serve delle qualità particolari di bubble tea e jianbing, i famosi pancake salati di Pechino, insieme a bagel e croissant alle mandorle. Snowdays, un locale taiwanese che serve granite, con negozi a Manhattan, Brooklyn e Queens non ha ancora aperto una filiale a Flushing o Elmhurst. Ma ha un negozio ad Austin Street.

Ognuna di queste aziende ha aperto negli ultimi due anni, un cambiamento epocale in un quartiere meglio noto per le sue decennali pizzerie e gastronomie ebraiche.

“Crescendo su Yellowstone Boulevard, ho sempre saputo che le prelibatezze locali erano il locale Knish Nosh o una scodella di zuppa di matzo ball” ha detto Nora Lum, la rapper e attrice di “Crazy Rich Asians” conosciuta con il nome di Awkwafina. Quando la sua famiglia aveva voglia di cibo cinese, doveva arrivare fino a Flushing o Elmhurst. Il suo bisnonno, Jimmy Lum era il proprietario di Lum’s un ristorante cantonese, colonna portante di Flushing dagli anni ’50 fino alla sua chiusura negli anni ’80. Suo padre, Wally Lum è cresciuto a Whitestone ma si stabilì a Forest Hills nel 1987 così come fecero numerosi cinesi-americani poco dopo.

Tom Lei, lo chef e comproprietario di Spy C Cuisine, ha studiato cucina regionale cinese in una delle principali scuole di cucina di Pechino, prima di arrivare in America per impegnarsi con le aperture di ristoranti cinesi di fascia alta a New York. An Rong Xu per il The new York Times

Spy C Cuisine si trova su Austin Street, tra la catena di granite taiwanese Snowchain e un ristorante di noodle tirati a mano che ha aperto quest’anno.  An Rong Xu per il The New York Times

La comparsa di ristoranti cinesi per i palati cinesi dunque non ci sorprende, soprattutto perché gli affitti di Flushing ed i valori delle proprietà sono cresciuti vertiginosamente, per rivaleggiare con quelli di Manhattan. Anche se Forest Hills è storicamente uno dei quartieri più ricchi della città, i costi sono moderati in confronto a quelli del centro di Flushing.

Un affitto ragionevole è stata una delle ragioni che ha portato lo chef Tom Lei ad aprire, questo febbraio, Spy C Cuisine su Austin Street. Tom Lei, 33 anni, ha studiato cucina regionale cinese in una delle principali scuole di cucina di Pechino, prima di arrivare in America per confrontarsi con le aperture di ristoranti cinesi di lusso a New York.

Ora in uno spazio tutto suo, ci dice attraverso un interprete, ha la possibilità di preparare i piatti complessi e creativi che ha sempre desiderato, introducendo i clienti non cinesi ad un mondo di sapori che va oltre il manzo con i broccoli.

Allo Spy C Tom Lei, crea un brodo ricco e delicato per ogni zuppa del suo menù, tra cui questo piatto in stile Hunan con filetti di pesce, peperoncino e verdure sottaceto. An Rong Xu per il The New York Times

Tom Lei ha un approccio disordinato alla gestione del menu del suo ristorante. Le pareti sono tappezzate con specialità del giorno degne di un vecchio diner, come gli zamponi brasati e fritti e la luffa (una pianta asiatica simile alla zucchina) al vapore. Ci sono anche dei piatti che possono essere ordinati su richiesta, preferibilmente direttamente in mandarino, dato che solo pochi membri del personale parlano un inglese fluente. Degna di nota è la testa di carpa erbivora al vapore che i commensali ‘ricaveranno’ da un rivestimento di peperoncini in salamoia. I nuovi arrivati possono accontentarsi di ordinare dal menu tradizionale del morbido tofu e dei filetti di pesce in stile Hunan che non hanno nulla a che fare con i piatti torbidi di alcuni ristoranti  Sichuan e Hunan a New York. Questi rilasciano una lenta e piccante sensazione al palato, cucchiaiata dopo cucchiaiata.

Tom Lei affetta perfettamente i cetrioli e li condisce con olio speziato di pepe di Sichuan, aceto di Chinkiang, salsa di soia, coriandolo, aglio tritato, un pizzico di sale e zucchero e pezzetti di peperoncino rosso essiccato. An Rong Xu per il The New York Times

Thomas Lo, un anestesista e residente di Forest Hill, che ha studiato all’International Culinary Center di Manhattan ed è tirocinante presso ristoranti di lusso, ha detto di essersi innamorato di Spy C dopo aver assaggiato l’insalata di cetrioli dello chef Lei. “Sembra un piatto così semplice, ma in realtà non è così facile da realizzare.” ha detto Thomas Lo “Quando l’ho assaggiato i miei occhi si sono illuminati. Era così croccante, rinfrescante e perfettamente equilibrato.”

Per prepararlo il Signor Lei intinge i grani di pepe del Sichuan in olio bollente per estrarre la canfora ed il sentore di agrumi. Dopo unisce l’olio con l’aceto Chinkiang, la salsa di soia, il coriandolo, l’aglio tritato, i semi di sesamo, un pizzico di sale e zucchero e pezzetti di peperoncino rosso essiccato, ed usa il tutto per glassare i cetrioli che sono stati precedentemente affettati in riccioli per creare una perfetta croccantezza.

The Bund si trova su un tratto della Queens Boulevard meglio conosciuto per i ristoranti kosher e le farmacie russe che per la cucina cinese. An Rong Xu per il The New York Times

Il Signor Yan ha fatto da consulente per i menu di nuovi ristoranti cinesi ed ha diretto la cucina del Bund dalla sua apertura fino alla fine del 2016.  An Rong Xu per il The New York Times

Al Bund, un ristorante dove la cucina di Shanghai incontra quella di Sichuan che ha aperto sulla Queens Boulevard alla fine del 2016, lo chef Yan Jun sta sperimentando una cucina innovativa che mixa le tradizioni. Come il Signor Zhang e il Signor Lei, Yan ha fatto da consulente per altri ristoranti cinesi. Il Bund gli ha offerto un palcoscenico per dare il via a nuovi piatti popolari della Cina continentale.

Polpette “testa di leone”, delle dimensioni di un piccolo pugno chiuso, vengono brasate con una gustosa salsa e sono tenere come il pâté.  An Rong Xu per il The New York Times

Gli stinchi di maiale vengono tradizionalmente brasati nelle cucine di Shanghai ma Mr. Yan ne marina uno enorme nell’aceto e nel pepe nero, lo cuoce a vapore fino a quando le ossa non si arricciano ed infine lo frigge rendendolo di una croccantezza sconvolgente.  An Rong Xu per il The New York Times

Gli stinchi di maiale vengono tipicamente brasati nelle cucine di Shanghai ma Mr. Yan ne marina uno enorme nell’aceto e nel pepe nero, lo cuoce a vapore fino a quando le ossa non si arricciano ed infine lo frigge rendendolo di una croccantezza sconvolgente. Realizza anche delle versioni superlative dei classici come le polpette “testa di leone” grandi come palle da softball e tenere come il pan di spagna, e l’anatra alla pechinese laccata che regge il confronto con le versioni molto apprezzate di Hakkasan New York e Wu’s Wonton King a Manhattan.

Il Signor Yan, 40 anni, mette tutto questo a servizio della direzione di David Kong, 46 anni, manager e comproprietario del Bund. La zia di Kong, Fu Yafen è proprietaria del ristorante stellato Michelin, Fu He Hui a Shanghai, e suo padre, Tsun Kong, si è formato a Shanghai prima di trasferirsi negli Stati Uniti e aprire ristoranti a New York e nel New Jersey.

David Kong è di professione gioielliere, ma dopo aver vissuto a Forest Hills per quasi 30 anni, era frustrato dalla mancanza di una cucina cinese di qualità nelle vicinanze.

 “Il cibo cinese a New York sta migliorando anno dopo anno” ha detto David Kong “L’immigrazione ha fatto grandi cose per il cibo di Sichuan. Ma il cibo di Shanghai è più complicato. Le preparazioni sono più difficili, con marinature e salse specifiche per ogni piatto.”  Quando un locale si è liberato vicino al loro condominio, lui ed il suo amico d’infanzia Jim Nguyen hanno scelto di fare un salto nel vuoto.

Memories of Shanghai è una vera attività a conduzione familiare: Xueling Zhang è lo chef; sua moglie, Xiumei Zhang, gestisce la sala. La loro figlia, Elsa Zhao (a sinistra), gestisce l’attività, e suo marito, Aaron Zhao (destra), lavora in cucina. I loro figli (da sinistra) Joe, Ivy e Bryant.

Al Memories of Shanghai anche la famiglia Zhang ha fatto un salto nel vuoto. Il genero del signor Zhang, Aaron Zhao lavora al suo fianco in cucina. Sua moglie, Xiumei Zhang, gestisce la piccola sala e sua figlia Elsa, gestisce l’attività.

“Mio padre prepara i dim sum da tanto tempo, ha avviato tanti ristoranti al successo. Ma questa è l’occasione per la nostra famiglia di fare qualcosa per se stessa” ha detto sua figlia Elsa.

Elsa Zhang è stata attratta dallo spazio del Memories of Shanghai in parte anche a causa della gestione precedente, un ristorante di teriyaki, che stava lì da molto tempo. L’affitto moderato, e la vicinanza con la scuola pubblica 101Q frequentata dai suoi tre figli, di sicuro non hanno guastato.

“Se lavoro per altre persone il mio ruolo è limitato” ha detto “Ma se apro questo ristorante con la mia famiglia, vedo una lunga strada da percorrere davanti a noi”

Se decidi di visitarli

The Bund 100-30 Queens Boulevard, 718-275-8000, bundon67.com. 

Memories of Shanghai 68-60 Austin Street, No. 10a, 718-880-2938.

Pink Forest 72-01 Austin Street, 718-575-4086

Snowdays 72-24 Austin Street, 347-960-8517, snowdaysnyc.com (chiuso per la stagione)

Spy C Cuisine 72-06 Austin Street, 718-268-1959, spyccuisine.com

Xin Taste Hand Pulled Noodle 72-38 Austin Street, 718-520-5199

Jimi Hendrix in Greenwich Village

A cura di Ariel Kates

Chi non conosce le note di apertura delle sue canzoni? Chi non riconosce la selvaggia, irrequieta energia che si trova nella sua musica? Chi non ha mai visto il suo viso sospeso tra fumo e mistero? Lo abbiamo ascoltato a concerti ed eventi in tutto il mondo. Abbiamo guardato ed ascoltato la sua musica a Woodstock. Lo abbiamo visto nei suoi abiti dai colori accesi. Lo abbiamo visto commuoversi. Il volto di una generazione, sì, ma anche il simbolo della perdita, del pericolo, un volto che fa parte del così detto club 27, insieme a troppi artisti la cui musica viene ascoltata ancora oggi. È il simbolo di un movimento, di una generazione e anche del quartiere del Village.

Lo abbiamo visto in sala di registrazione, nel suo Electric Lady Studio sulla West 8th Street, mentre creava la sua musica magica. Lo vediamo tutt’ora allo stesso modo. Ci è stato detto che, dopo Woodstock, Jimi ritornò al suo appartamento in un edificio anteguerra, al civico 59 della West 12th Street, dove hanno vissuto anche altri personaggi famosi tra cui Marisa Tomei e Cameron Diaz.

L’appartamento di Jimi è poi stato unito con un altro appartamento del palazzo, ristrutturato e venduto per milioni di dollari. Per quanto ne sappiamo questo è stato l’unico contratto d’affitto da lui firmato, anche se ha vissuto altrove fermandosi ovunque, quando viaggiava per il mondo in tour, suonando, creando arte e frequentando i suoi amici. John Storyk, un architetto di Manhattan che ha aiutato Hendrix a progettare lo studio di registrazione e la sua acustica, ha detto di ricordare che Hendrix visse anche in un cottage al civico 50 della West 8th Street, accanto all’Electric Lady Studios.

Oggi celebriamo la sua vita, ricordando che Jimi nacque il 27 novembre del 1942. Questa incredibile foto di Jimi, scattata da Fred W. McDarrah, che lavorò per il Village Voice, è una delle dodici foto raffiguranti le icone del Village del tempo, le cui stampe sono disponibili in vendita sul nostro sito. Siamo orgogliosi di poter offrire questo lato della sua storia e del Village.

È nato con il nome di Johnny Allen (in seguito cambiato da suo padre con James Marshall) a Seattle, Washington, ma fin da giovane era conosciuto come Jimi. Le difficoltà della sua vita giovanile e della sua famiglia sono ben documentate. Da parte di suo padre, che non riuscì ad incontrare suo figlio fino all’età di tre anni, c’era la costante lotta con il trauma causato dalla guerra e la disoccupazione. C’era anche il problema dell’alcolismo, l’instabilità abitativa, il divorzio definitivo e la separazione dai suoi fratelli. Jimi si arruolò nell’esercito a 19 anni nel 1961, cosa che fece per evitare la prigione, dopo che fu sorpreso a rubare auto a Seattle. Sopravvisse con l’aiuto della sua chitarra, formando una band con un suo compagno di plotone, ed ottenendo un congedo con onore, dopo essersi apparentemente rotto una caviglia durante un lancio con il paracadute.

Da quel momento Jimi si trasferì nel Tennessee, dove iniziò la sua carriera musicale suonando come supporto per artisti quali Little Richard, B.B. King, Sam Cooke e gli Isley Brothers. Nel 1965 formò un gruppo chiamato Jimmy James and the Blue Flames, che suonò nel Greenwich Village, in locali come il Cafe Wha? Prima di morire Jimi realizzò tre album, Are You Experienced? (1967), Axis:Bold as Love (1967) e infine Electric Ladyland (1968) come parte della Jimi Hendrix Experience. Electric Ladyland raggiunse il primo posto nelle classifiche americane, ed a quel punto Jimi divenne un nome conosciuto, una sensazione, un’icona pop, un rivoluzionario che ispirò gli innovatori della chitarra elettrica.

È stato descritto dalla Rock and Roll Hall of Fame come “probabilmente il più grande musicista nella storia della musica rock.” All’epoca era l’artista più pagato del mondo. Holly George-Warren della Rolling Stone Encyclopedia scrisse che “Hendrix è stato il pioniere nell’uso dello strumento come fonte di un suono elettronico. I musicisti prima di lui avevano sperimentato feedback e distorsioni ma Hendrix trasformò questi ed altri effetti in un vocabolario fluido e controllato, tanto personale quanto il blues con cui iniziò.”

Il musicista John Mayer, scrivendo per Rolling Stone, ha esplorato il lato più tenero di Jimi, scrivendo: “Spesso viene ritratto come una rockstar rumorosa e psichedelica, che manda a fuoco la sua chitarra. Ma quando io penso ad Hendrix penso a suoni calmi e piacevoli in canzoni come “One Rainy Wish”, “Little Wing” e “Drifting”.“Little Wing” è terribilmente corta e meravigliosa. È come se tuo nonno tornasse in vita per passare del tempo con te per qualche minuto per poi andarsene di nuovo. È un momento perfetto che finisce subito.”

Il 18 settembre del 1970, Hendrix muore a Londra a causa di complicazioni dovute alla droga. Aveva solo 27 anni. Lui continua a vivere nei nostri ricordi, nell’Electric Lady Studios sulla East 8th Street, che ha ospitato artisti come Patti Smith, Adele, Lady Gaga, gli U2 e tanti altri. Continua a vivere attraverso i moltissimi premi e riconoscimenti postumi ed attraverso le Rock and Roll Hall of Fame di tutto il mondo. Vive ancora tra il fumo ed il velluto e attraverso le note eteree, ruvide ed elettrizzanti delle sue canzoni.

Fonti:

http://www.rollingstone.com/music/lists/100-greatest-artists-of-all-time-19691231/jimi-hendrix-20110420
https://ny.curbed.com/2016/8/4/12380066/jimi-hendrix-former-greenwich-village-apartment-sold
http://www.rollingstone.com/music/lists/100-greatest-artists-of-all-time-19691231/jimi-hendrix-20110420
https://www.biography.com/people/jimi-hendrix-9334756
https://www.jimihendrix.com/
https://en.m.wikipedia.org/wiki/Jimi_Hendrix
https://www.biography.com/people/jimi-hendrix-9334756 
https://www.nytimes.com/2017/10/03/nyregion/jimi-hendrix-way-nyc.html
https://www.wsj.com/articles/jimi-hendrixs-electric-lady-studios-turns-45-1439393188

La statua della “Fearless Girl” si sposta fuori dalla Borsa di New York.

A cura della BBC https://www.bbc.com/news/world-us-canada-46520047

La popolare statua raffigurante una giovane ragazza, diventata famosa per la sua posizione davanti al toro di Wall Street, è stata spostata fuori dalla Borsa di New York.

Nel marzo dell’anno scorso, in occasione della giornata internazionale della donna, la statua della “Fearless Girl” era stata collocata nel quartiere finanziario di New York.

La scultura in bronzo, alta un metro e venti, è stata commissionata per attrarre l’attenzione sulla mancanza di donne nei consigli di amministrazione delle istituzioni finanziarie.

Doveva essere un’opera temporanea, ma venne resa permanente in virtù della sua popolarità.

I responsabili hanno annunciato ad aprile il riposizionamento della statua in una zona in cui il traffico di automobili è limitato, dato che nel precedente spazio si erano creati dei problemi di sicurezza.

Quando la State Street Global Advisors (SSGA) commissionò all’artista Kristen Visbal la creazione dell’opera nel 2017 disse che la statua di questa ragazza rappresentava il futuro.

Ironia della sorte, SSGA si ritrovò coinvolta in una polemica sulla retribuzione salariale tra uomini e donne alla fine di quello stesso anno.

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La statua in origine era parte di una campagna per incoraggiare le aziende ad agire contro la disuguaglianza di genere.

“Riesce a trasmettere con una sola immagine tutto quello che i sostenitori riescono a dire in pagine e pagine di argomentazioni e statistiche” ha detto la deputata democratica Carolyn Maloney, che ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione di lunedì.

“Vediamo in lei le nostre figlie, le nostre madri ed i nostri nipoti” ha aggiunto Betty Liu, vicepresidente della Borsa di New York; l’istituto a maggio ha nominato la sua prima presidente donna: Stacey Cunningham.

“Rappresenta potenziale, progresso e speranza ma anche tutte le donne che prima di noi hanno lottato per l’uguaglianza.”

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La deputata Carolyn Maloney mentre bacia la statua alla cerimonia di inaugurazione di lunedì.

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La popolarità della statua ha convinto le autorità a renderla permanente.

Un bar vecchio di 200 anni amato dagli editori e dagli scaricatori di porto

A cura di Reggie Nadelson, The New York Times

In questa serie per T, l’autrice Reggie Nadelson rivisita i luoghi di New York che hanno definito la moda per decenni, da rinomati ristoranti a bar sconosciuti.

La domenica sera, quando la band di casa suona il jazz all’Ear Inn, (un bar vicino lo Hudson sulla Spring Street) l’intero edificio trema. Nei piccoli appartamenti ai piani superiori, che una volta erano la casa del primo proprietario del locale, ed ora sono usati per eventi occasionali, vecchie taniche di gin olandese, pesanti bottiglie di champagne e alambicchi di farmacisti risalenti al XVIII secolo tremano. Questo edificio, con i suoi pavimenti inclinati e le scale che sfidano la morte, risale al 1770. Ha ospitato un bar ininterrottamente dal 1817. Nei primi tempi l’acqua sfiorava la porta d’ingresso, che era a solo un metro dal fiume. L’Ear è un luogo amabile: c’è buona musica, buona compagnia, buoni drink e cibo. Ondate di clienti vanno e vengono durante il giorno, inclusi i turisti, ovviamente. Quando ci sono andata in Ottobre, ho sentito una donna sottolineare con accento tedesco: “Il mio libro dice che questo è l’ultimo posto autentico di New York.” All’ora di pranzo ci sono degli editori che vengono dall’ufficio della Penguin Books dietro l’angolo, la gente del posto, e alcuni dirigenti della sede UPS dall’altra parte della strada. Poi arriva la folla con i cocktail: un gruppo di circa venti persone che si riunisce sul marciapiede con il bel clima e gli abitanti dei nuovi splendidi condomini del quartiere.

ear-inn-slide-UTFG-jumbo.jpgThe Earregulars, la band abituale dell’Ear Inn, attira la folla di domenica sera. Nina Westervelt

“Ormai ci sono solo persone che portano a spasso i cani e che fanno jogging, in questa zona” dice Richard “Rip” Hayman (noto alla marina mercantile degli Stati Uniti come il capitano Richard Perry Hayman) che ha co-posseduto l’Ear con Martin Sheridan, il suo socio nell’impresa, dagli anni ’70. “La sera, puoi sentire l’odore del Botox”, aggiunge Hayman con un sarcasmo benevolo. Nel suo ritmato accento irlandese, Sheridan nota che durante la recente settimana della moda, con gli show che si svolgevano nelle vicinanze, “Le modelle vagavano come dei pavoni perduti sui loro tacchi alti”. Con i suoi cordiali proprietari, la sua musica e le letture di poesia, l’Ear ricorda un piacevole pub irlandese (e ci sono abbastanza birre da soddisfare ogni appassionato). Ma ciò che decreta il successo di questo luogo è l’essere una testimonianza vivente della storia di New York, l’elettrizzante racconto di una città che crea se stessa. Inevitabilmente ci sono dei fantasmi.

Fantasmi di marinai portoghesi che sono arrivati a New York ancor prima degli olandesi; degli olandesi che bevevano champagne con le ostriche, lasciandosi alle spalle le vecchie bottiglie; di Thomas Cooke, il birraio che gestiva il locale alla fine del XIX secolo, quando il lungomare era esploso per il traffico, le navi, le merci, i passeggeri, e tutti erano alla ricerca di qualcosa da bere; dei lavoratori portuali della metà del XX secolo.

“Ancora ai miei tempi, potevi sentire l’odore del caffè e delle spezie arrivare dalle navi” dice Hayman. Quando lui e Sheridan comprarono il locale negli anni ’70, era ancora un bar per gli scaricatori di porto, dove i ragazzi che non avevano ottenuto un impiego per scaricare le navi (avete presenti le scene di “Fronte del porto”) bevevano dalle cinque del mattino fino a mezzogiorno. I clienti si arrabbiarono molto quando i nuovi proprietari buttarono il tavolo da biliardo e il jukebox, cambiando il modus operandi del locale, introducendo cibo e civiltà.

ear-inn-slide-L71H-jumbo.jpgL’Ear nell’1973. Immagine per cortesia dell’ Ear Inn

La memorabilia fa da protagonista negli interni dell’Ear. Nella stanza frontale c’è un bar con le bottiglie sul retro, cappelli da baseball appesi in alto ed un dipinto dell’edificio quando affacciava direttamente all’Hudson River. Le pareti sono ricche di vecchie insegne di birra, fotografie, ritagli di giornali. Scarabocchiati su una lavagna ci sono le specialità del giorno; oggi ci sono le costolette di manzo brasato, lo shepherd’s pie e l’halibut con burro al limone. Al bar lo Chef Ng Fonglum offre hamburger di agnello piccati, gamberi e i migliori ravioli di questo lato di China Town. Tutto è fresco, la maggior parte dei prodotti arrivano direttamente dalla fattoria di Hayman, e niente è fritto.

Durante il pranzo, con una zuppa cremosa, ottimi cheeseburgers, la Guiness per Sheridan e la Goose Island IPA per Hayman, i due uomini ricordano i loro primi giorni passati all’Ear. L’artista Shari Dienes abitava al piano di sopra; quando Hayman voleva comprare l’Ear, lei vendette un dipinto di Rauschenberg per aiutarlo economicamente. John Lennon frequentava il bar, e Allen e Ginsberg recitava i suoi lavori alle letture di poesia. L’insegna rossa al neon invitava tutti ad entrare.

Hayman ritiene che l’insegna sia originale degli anni ’30, post proibizionismo. La Landmarks Preservation Commission rifiutò qualsiasi aggiunta al suo aspetto originale ma non ebbe problemi ad accogliere una ‘sottrazione’ (le parti curve luminose della lettera “B” sono state coperte) ed ecco che “Bar” divenne “Ear”. L’insegna Ear Inn diventò una sorta di faro, una luce in quello che era un angolo desolato della città negli anni ’70, e persino negli anni ’80, dove i senzatetto si scaldavano con i bidoni incendiati. “Ero solito portare loro dei sacchi di patate da arrostire” dice Sheridan. Era un luogo, spaventoso ed elettrizzante: un buon posto per un omicidio o una rissa.

ear-inn-slide-BNYB-superJumbo.jpgIl telefono all’Ear. Nina Westervelt

ear-inn-slide-X6VN-superJumbo.jpgLa memorabilia appesa alle pareti dell’Ear. Nina Westervelt

In fondo alla strada, forse a sei minuti a piedi, c’è il luogo dove sorgeva Richmond Hill. La tenuta coloniale servì da quartier generale per George Washington durante la Battaglia di Long Island. Più tardi appartenne ad Aaron Burr che se ne andò nel 1804 per prendere parte al fatale duello con Alexander Hamilton, (da qui il musical “Hamilton”). A quei tempi, la zona faceva ancora parte del villaggio agricolo di Greenwich. Nel 1817, fu formalmente incorporata nella città di New York e da quel momento tutto cambiò.

Quello stesso anno, al civico 326 di Spring Street fu aperto il bar. Fu anche l’anno in cui iniziò la costruzione del canale Erie e di conseguenza il porto di New York esplose. Oltreoceano, Beethoven, Shelley e Byron erano a lavoro. Quello stesso anno morì anche Jane Austen.

Quando la costruzione del condominio accanto all’Ear iniziò nel 2006, (è stato l’ultimo progetto di Philip Johnson, noto come l’Urban Glass House) le fondamenta della taverna vennero scavate e stabilizzate. “Hanno scavato per circa due metri” dice Hayman, e hanno trovato “ampolle da farmacista per elisir e pomate, frammenti del molo originale dell’Hudson e scheletri di animali”

Sheridan ha aggiunto che la New York Historical Society, che ha ricevuto gli artefatti, ha detto che è stata la miglior scoperta che hanno avuto in cento anni.

L’Ear è a volte conosciuto come la James Brown House, e questa è la migliore storia di tutte anche se solo in parte vera (questa parte della città non è mai stata di grande interesse per nessuno, quindi è rimasta inalterata facendo crescere le sue leggende.) James Brown, si dice, fu un aiutante di campo afroamericano di George Washington nella Guerra Rivoluzionaria e potrebbe essere anche il personaggio raffigurato in un dipinto di Emanuel Leutze intitolato “Washington Crossing the Delaware”. Una volta congedato, Brown fece costruire la sua casa nel 1770 e abitò lì come un ricco tabaccaio e farmacista fino alla sua morte.

Intorno al 1985, gli attuali proprietari dell’Ear invitarono l’altro James Brown, che in quei giorni stava suonando nei quartieri a nord, ad esibirsi. Sheridan ci racconta che arrivò un messaggio: “Brown disse che non poteva venire e che il pollo fritto a New York era così cattivo che sarebbe tornato in Georgia.”

Nel tardo pomeriggio all’Ear: Al bancone ci sono alcuni amici e un ex-poliziotto. Dopo un’altra pinta di birra Sheridan giura che entrambe le storie sui James Brown sono vere, più o meno. Ma io credo a tutto. L’Ear è quel tipo di posto. Accende la narrazione; sveglia i fantasmi.

La fondazione della Chiesa della Madonna di Pompei.

A cura di Matthew Morowitz, https://gvshp.org/blog/2018/03/07/the-founding-of-our-lady-of-pompeii/

Il 7 marzo del 1898, la Chiesa della Madonna di Pompei venne consacrata come parrocchia separata. Questa icona del South Village è al servizio del quartiere dal 1926, ma fa parte del Village fin dal 1892. Oltre a servire il quartiere, la chiesa ha anche un forte legame con un paio dei nostri abitanti del South Village preferiti, Lucy e Lenny CeceOld-Lady-of-Pompeii.jpgLa chiesa della Madonna di Pompei dall’angolo tra la Minetta e Bleecker Street. Foto cortesia del Center for Migration Studies of New York.

La chiesa della Madonna di Pompei che vediamo oggi è stata progettata dall’architetto Matthew W. Del Gaudio e fu costruita tra il 1926 e il 1928, ma la parrocchia ha avuto diverse ubicazioni precedenti. Nel 1890 si trovava in un edificio situato al civico 113 di Waverly Place, quale parte della Saint Raphael Society per la protezione degli immigrati italiani, sotto la guida di Padre Pietro Bandini. Padre Bandini chiamò la sua cappella “Madonna di Pompei” e lavorò per aiutare i tanti immigrati italiani ad adattarsi alle loro nuove vite in America. Nel 1895 la Società si spostò al civico 214 di Sullivan Street, ma un incendio li costrinse ad andare via e trasferirsi in una chiesa già esistente al civico 210 di Bleecker Street. Questa chiesa era stata originariamente costruita nel 1836 per gli Universalisti Unitari, ma venne venduta alla congregazione cattolica afroamericana di San Benedetto il Moro nel 1883. All’inizio c’era una significativa comunità afroamericana nell’area intorno Minetta Street, ma sul finire del secolo questa cominciò a spostarsi nei quartieri a nord, e la parrocchia della Madonna di Pompei acquisì la proprietà trasferendovisi l’8 maggio del 1898, sotto la guida di Don Antonio Demo (la piazza vicino alla chiesa ora porta il suo nome).

DSC08524-768x1024.jpgPiazza Padre Demo, con La Madonna di Pompei nello sfondo.

La Madonna di Pompei ha anche dei collegamenti con due dei più straordinari abitanti del South Village, che GVSHP spera di vedere onorati. Lucy e Lenny Cecere, questi i loro nomi, hanno vissuto e posseduto una casa ed un lavoro nel quartiere di MacDougal Street, tra la Houston e la King Street, per decenni. Erano pietre miliari per la loro comunità e contribuivano incommensurabilmente alla vita del loro vicinato. Lucy ha co-fondato la Caring Community ed ha contribuito a salvare la Village Nursing Home dalla sua chiusura nel 1975. Ella fu anche un membro fondatore del consiglio per la conservazione storica del South Village di GVSHP, una parrocchiana per tutta la vita presso la chiesa della Madonna di Pompei ed un’instancabile sostenitrice della sua comunità. Lenny gestiva lo spazio di vendita al piano terra, al numero 51 di MacDougal Street, che divenne poi un negozio chiamato “Something Special”. Vendeva ciambelle, bagel, caramelle, biglietti d’auguri, e occasionalmente noleggiava cassette postali ed eseguiva copie di chiavi. Divenne un personaggio amato e conosciuto dalla comunità al quale numerosi abitanti del Village, gente famosa come persone normali, facevano affidamento per i servizi essenziali nelle loro vite di ogni giorno. Lenny fu anche un membro attivo del Father’s Club presso la scuola della Madonna di Pompei, ed un membro dei Cavalieri di Colombo e dell’American Legion nel Greenwich Village.

somethingspecialpespastry-Ephemeral-new-york-768x512.jpgSomething Special. Immagine cortesia dell’ Ephemeral New York.

GVSHP ha proposto che l’isolato di MacDougal Street, tra Houston e King Street, ricevesse una denominazione secondaria onoraria, intitolata “Lucy and Lenny Cecere Way”. La proposta per la strada in loro onore sarà ascoltata alla Community Board #2, giovedì 5 aprile alle 18:30 (luogo ancora da definire). Se vuoi aiutare, vieni all’incontro del 5 aprile (condivideremo il posto quando sarà disponibile) e firma la petizione a sostegno dell’onoraria “Cecere Way”.