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Come vivi NY, da “turista” o da “viaggiatore”?

Le persone che prenotano le mie gite a piedi sono “viaggiatori” e non “turisti.”

Il turista, spesso americano, vuole essere rassicurato dalla presenza delle stesse catene di negozi, ristoranti, bar, ecc. che si trovano nella sua città. Tutta New York, infatti, è ormai invasa dalle catene di livello mondiale che si trovano in tutte le grandi città del mondo, i vari “Hard Rock,” “Starbucks,” “H&M,” “Red Lobster,” “Disney,” ecc., che dominano ormai Times Square, dove nessun newyorkese andrebbe di sua volontà.
IL “turista” spende cifre pazzesche per vedere uno show a Broadway, mentre un vero newyorkese lo si può trovare nei teatri di “Off Broadway”, dove si vedono opere molto più interessanti spendendo la metà rispetto a quanto si fanno pagare i teatri di Broadway.
Poi ci sono quei “turisti” che cercano la “vera” New York e credono di trovarla in una Coney Island “ripulita” con le caratteristiche giostre eccentriche, ormai monopolio di società internazionali come la Zamperla Group di Vicenza, creatrice di “Gardaland.”
Un “viaggiatore” invece va alla ricerca di esperienze che si possono trovare solo a New York, spesso ridotte a piccoli particolari che solo gli intenditori possono capire. Non si tratta di cose “cool,” “trendy,” da “hipster” (ragazzi di ceto medio travestiti da boscaioli), né delle spacconate dei manager di Wall Street che invadano i ristoranti, i club, i bar di grido come fosse un loro “dritto divino.”
Al “viaggiatore” interessa l’architettura classica di New York, in stile art déco, e non i palazzi di vetro e acciaio che ingombrano sempre più lo skyline di New York come specchi per le allodole straricche. Non vogliono solo attraversare il ponte di Brooklyn, ma sapere anche la storia di Brooklyn che ha dato il via al ponte e si sorprendono quando vengono a sapere che il classico caffè americano è stato “inventato” a Brooklyn.
Quando sia i visitatori stranieri che i miei amici americani mi chiedono di far vedere loro la “New York nascosta”, consiglio di staccare il muso dal cellulare e guardare in alto e in giro. Ad esempio, raramente coloro che passano davanti all’ “Hard Rock Cafe” a Times Square, al piano terra del “Paramount Building” notano che vi è ancora la vecchia insegna del palazzo sopra la pensilina dell’Hard Rock. Un vero “viaggiatore” va alla ricerca di Prospect Park a Brooklyn, il giardino progettato dal creatore di Central Park, Frederick Law Olmsted, ma che lo preferiva di gran lunga al grande parco di Manhattan.
Per il turista New York rappresenta un “brand” da consumare come un peluche di Mickey Mouse con la maglietta “I (cuore) New York” del Disney Store. Il viaggiatore invece non è un consumatore di New York, ma un sociologico/antropologo sempre curioso, intraprendente, alla ricerca delle poche esperienze che riflettano ancora, anche se sempre di meno, il prototipo di una città democratica, diversificata, anarchica, diffidente e mai immobile.
La “vera” New York, quella che ho sempre amato e che svanisce sempre più sotto i miei occhi, comprende non solo i manager di Wall Street, i figli di papà, gli Hipster, quasi sempre tutti bianchi, ma anche persone di colore, artisti dediti al digiuno, venditori ambulanti di hot dogs, acqua e bibite, i matti, gli homeless, i bar frequentati dalle persone alla ricerca di musicisti in erba, i vecchietti, gli artisti/musicisti di strada, gli uomini in pensione che pescano dai moli, gli appartenenti al ceto medio basso nelle loro casette nel Queens, a Brooklyn e nel Bronx e perfino un pinco pallino come me.
Foto: Io a Times Square 1970….
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